Sono nato con il mare negli occhi e il Vesuvio alle spalle, in una terra cullata dal mito. Questo è il mare della Sirena Parthenope, le stesse acque dove la leggenda narra sia passato Ulisse, facendosi legare all'albero della nave per ascoltare il loro canto ammaliatore. Il mio palcoscenico principale è proprio qui, lungo le coste della Campania, e in particolare nel banco di San Giovanni a Teduccio. È un tratto di costa vulcanica che, a dispetto della vicinanza al porto, nasconde un universo vibrante e inaspettato. Scendere nel blu in questi luoghi significa immergersi letteralmente nella storia, nuotando tra foreste di gorgonie, esplorando l'imponente relitto del Doris o un'enorme ancora perduta nel tempo, infilandosi in piccole grotte per salutare una miriade di creature.
Il mondo sommerso mi ha sempre chiamato a sé. Da bambino restavo incantato guardando i documentari (e anche oggi) , sognando — un giorno — di potermi immergere con le orche. Essendo già un fotografo amatoriale in superficie, portare la macchina fotografica sott'acqua è stata un'evoluzione naturale, ma non facile. Ricordo ancora il momento in cui ho capito che potevo farlo davvero: è scattata una scintilla (o meglio, mi è "partito l'embolo"!) e ho investito in scafandro e flash. Oggi, i miei soggetti preferiti sono i polpi, creature di un'intelligenza ipnotica, e le simpatiche bavose, che sembrano mettersi in posa davanti al mio obiettivo.
Non scatto per mestiere, ma per pura passione. Ogni volta che metto la testa sotto la superficie è un'emozione nuova, ma non dimentico mai la regola d'oro: laggiù, noi esseri umani siamo solo degli ospiti. Siamo fragili, ed è per questo che bisogna immergesi sempre con profondo rispetto, facendo attenzione e accompagnato sempre dal mio insostituibile buddy. Sott'acqua lascio tutto in superficie. Lì non ci sono telefoni che squillano, non c'è il caos, Conflitti o Confini. Ci sei solo tu, il suono del tuo respiro, i tuoi pensieri e un silenzio assoluto e perfetto.
La mia missione fotografica è semplice: voglio imparare sempre di più e mostrare al mondo il mio mare. Vorrei mostrare che la meraviglia non esiste solo nei paradisi tropicali delle Maldive o del Mar Rosso, ma vive forte e fiera anche nel nostro Mediterraneo. Spero che chi guarda le mie immagini non si limiti ad ammirarne la bellezza, ma si sensibilizzi. Ciò che noi subacquei abbiamo il privilegio di osservare deve essere difeso. Perché non si può proteggere ciò che non si conosce. Il mio compito così come di quelli come me è proprio questo: portare la voce del mare in superficie.